mercoledì 7 novembre 2007

Una tazza di caffè

Sembrava impossibile che il cielo si fosse coperto con nuvoloni da pioggia così scuri da far impietrire chiunque. La mattina era stata tremendamente bella, soleggiata e serena, poi all’improvviso un vento da nord ovest era arrivato con impazienza furiosa, accompagnando a passeggio quelle nuvole fino sopra la città. Gli alberi tremavano con scossoni fragorosi, le foglie autunnali si alzavano in turbinii repentini, i cani abbaiavano all’aria quasi che fosse un avversario da aquiterare con un po’ di aggressività e paura. Un vecchio, dalla barba possente e bianca come la spuma del mare, correva proteggendo la sua testa con un giornale, presagiva la pioggia anche se ancora non c’era. Si dirigeva con passo spedito verso una porta di legno scuro con maniglie d’ottone lise, portava con se un grosso librone rilegato in pelle e liso dall’uso. Aprì la porta ed entrò in casa. La stanza era grande dieci passi per lato; librerie, zeppe di libri di ogni tipo, ad ogni lato ne facevano la tapezzeria, una stufa di metallo scuro come la pece scopiettava regalando un piacevole profumo di legna resinosa, a fianco un cestino pieno di legane pigne contornava qull’angolo della stanza.

Il vecchio dopo due colpi di tosse, prese una caffettiera la riempì d’acqua e di caffe, e la mise sopra la stufa.


(continua)

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