giovedì 3 gennaio 2008

Apostolato? Sì, grazie.

Questo che leggerete è un chiaro intento d'apostolato. Fa ridere questa parola "apostolato" così pieni del pensiero laico politically correct, no? Eppure se capissimo l'importanza che ha, e che ha avuto per migliaia e migliaia di uomini queta parola, e cche continuerà aqd avere. I pericoli a cui si sono esposti gli uomini che nella loro vita hanno messo in azione questa parola, le delusioni, le gioie, la pienezza interiore che nonostante tutto l'agire sotto questa prospettiva d'apostolato può regalare. E quindi lasciatevi apostolare da "http://berlicche.splinder.com/":


Il miracolo del cambiamento
Cambiare è molto difficile, lo sappiamo tutti. A volte quasi impossibile. Strati geologi di abitudini ci schiacciano, e noi fossilizzati in mezzo, ossa di uomini biancastre e fragili. Foss'anche una cosa semplice come andare a letto presto o smettere di mangiare cioccolato.
Cambiare è la cosa più semplice in assoluto. La possiamo fare tutti. Ci possiamo riuscire tutti, quale che sia il nostro quoziente intellettivo, il nostro grado di istruzione, ceto sociale, età, pensiero. Basta volerlo.
Il punto è: non vogliamo.
E quindi, quando si cambia?

Ugo è un ragazzo come tanti. Veste male, non si lava molto. I capelli sembrano un cespuglio amazzonico che ospita tane di crotali. La mamma glielo dice, cambia: ma lui no. E' fatto così.
Poi, un giorno, vede lei. Lei è ordinata quanto lui è caotico. Lei è profumo di primavera.
La mattina dopo, i capelli di Ugo fanno un'esperienza nuova, il pettine. I suoi vestiti, per quanto possibile, cominciano ad assomigliare ad abiti e non a stracci. Si è perfino lavato.
Non è stata la mamma a spingerlo a cambiare. Non è stato un moralismo a spingerlo a cambiare. Non è stato uno sforzo. E' stato il riconoscere una presenza, una presenza che in qualche maniera cambia la sua definizione di realtà, la sua definizione di se stesso. E' stato riconoscere, o forse solo intuire, un amore. E' stato il sentirsi inadeguato a quell'amore.
Se basta una ragazza, il suo amore piccolo e limitato a farci cambiare abitudini, pensate a quanto più potente, più definitivo è il cambiamento che porta riconoscere che il senso dell'Universo, l'Amore, l'Amore che non finisce è qui con noi.

Tutto quello che vuole quest'amore è essere riconosciuto. Che ci accorgiamo di lui. E ci sussurra che è giunto, ci sussurra che è qui.
E per essere degni di lui non ci resta che cambiare, senza sforzo, con gioia, e cominciare ad essere quello che siamo.

domenica 11 novembre 2007

Canto Gregoriano o Osanna Eh


Quest'oggi mi aggiravavo nei pressi di San Canciano, quando vicino alla chiesa mi son detto andiamo dentro a fare una preghierina. Entrato mi son trovato in una bagarre, gente di tutte le età che cantava al ritmo di chitarra mentre il sacerdote portava in processione il Cristo in croce. Mi son detto che c'azzeccano le chitarre, e che c'azzecca sopratutto il ritmo e il tipo di musica con una chiesa e con il sacro? Sono purtroppo un convinto sostenitore del canto Gregoriano in chiesa o di altra musica liturgica seria, oppure del silenzio se mancano i cantori, solo in queste due opzioni vedo spazio per rendere onore al sacro. Chiediamoci se giova a qualcosa questa spinta postconciliare al chitarrismo dell'Osanna Eh.

mercoledì 7 novembre 2007

Una tazza di caffè

Sembrava impossibile che il cielo si fosse coperto con nuvoloni da pioggia così scuri da far impietrire chiunque. La mattina era stata tremendamente bella, soleggiata e serena, poi all’improvviso un vento da nord ovest era arrivato con impazienza furiosa, accompagnando a passeggio quelle nuvole fino sopra la città. Gli alberi tremavano con scossoni fragorosi, le foglie autunnali si alzavano in turbinii repentini, i cani abbaiavano all’aria quasi che fosse un avversario da aquiterare con un po’ di aggressività e paura. Un vecchio, dalla barba possente e bianca come la spuma del mare, correva proteggendo la sua testa con un giornale, presagiva la pioggia anche se ancora non c’era. Si dirigeva con passo spedito verso una porta di legno scuro con maniglie d’ottone lise, portava con se un grosso librone rilegato in pelle e liso dall’uso. Aprì la porta ed entrò in casa. La stanza era grande dieci passi per lato; librerie, zeppe di libri di ogni tipo, ad ogni lato ne facevano la tapezzeria, una stufa di metallo scuro come la pece scopiettava regalando un piacevole profumo di legna resinosa, a fianco un cestino pieno di legane pigne contornava qull’angolo della stanza.

Il vecchio dopo due colpi di tosse, prese una caffettiera la riempì d’acqua e di caffe, e la mise sopra la stufa.


(continua)

venerdì 2 novembre 2007

Kinski, il mio nemico più caro


Kinski, attore imprevedibile, tormentato e tremendo tormentatore, capace di urlare ininterrottamente per 48 ore per un nonnulla che scalfisse il suo egocentrismo, era capace di assorbirsi totalmente nelle fibre del personaggio che doveva impersonificare caricandolo di estreme profondità inaspettate. Mago nero, mai figurante, ma sfigurato quello sì. Un vortice di energia urlante e graffiante, sempre in bilico nella sua nevrosi. Perfezionista della parola, della dizione, del corpo in scena. Un personaggio detestabile.
Herzog, il regista, pacato, colto, profondo, abile regista, incantatore e narratore. Capace di prendersi carico di difficili scelte, ma mai contraddicendosi. Tremendamente bravo nel domare la belva di Kinski in scena che alle volte rischiava di demolire mesi di riprese minacciando di andarsene, come fece con altri registi.



Da vedere di Herzog con Kinski:
-Aguirre, furore di Dio
- Fitzcarraldo
-
Nosferatu, principe della notte
- Cobra Verde


giovedì 1 novembre 2007

Oggi.


Eccomi.
Uno spazio ampio e terso, l'azzurro che incornicia tutto sopra le teste.

Canta la luce in azzurro
nel cuore del giorno.

giovedì 25 ottobre 2007

Si Parte

Starò via fino a martedì prossimo.

martedì 23 ottobre 2007

Intervista di David Cayley a Ivan Illich

Il mito dell'istruzione

intervista di David Cayley a Ivan Illich (clicca qui)